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Vacanza. Pausa. Sospensione.

Dal lavoro, dai pensieri, dalle lacrime, dal cuore.

Non certo dal dolore…quello torna a mordere quando vuole lui.

Sono in spiaggia, in un posto incantevole, apparentemente nella pace più assoluta. E all’improvviso, subdola e infame, mi assale l’immagine più violenta della mia interruzione.

Sono in barca a vela, in un luogo di incanto, e il ricordo più doloroso mi sommerge.

Provo a fare tacere tutto, ma il tutto ritorna a suo piacere, ancora più infame e violento.

Nel frattempo, nelle pause di vita che restano, sto bene.

Non piango da più di un mese. Domenica sera, a cena con amici che non vedevo da mesi, scopro di una nuova vita in arrivo. Ho retto botta. Ho sorriso e mi sono congratulata con la futura mamma con cuore sincero. Anche perché nei suoi occhi ho letto garbo e delicatezza nei miei confronti.  Ho letto rispetto.

Vado avanti perché non posso fare altrimenti.

Sono in vacanza.

Anzi.

Sono vacante.

 

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