Continuare a camminare

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Tra falene enormi che continuano ad inseguirmi e trattori che lasciano scie di marmellata di fragola, i miei sogni non smettono di perturbarmi.

In tutto questo, però, arrivano anche notizie che non vorresti proprio ricevere. La mia nonnina sta male. Molto. Irreparabilmente.

Questa cosa mi ferisce a moltissimi livelli. Per quello che è stato e per quello che non potrà mai essere.

E nonostante tutti gli sforzi per pensare positivo, per evitare lo stress, per avere fiducia nel futuro…ecco io sono proprio stanca e sto per finire tutte le risorse emotive in mio possesso.

Ma sono anche una grandissima testa dura e so che continuerò lo stesso a camminare. A pezzi, dolente, ferita nel cuore….ma continuerò a camminare.

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Di sogni (sconnessi)

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Da un po’ di tempo la mia attività onirica sembrava essersi normalizzata.

Negli ultimi giorni, però, forse a causa di una brutta raffreddata, sono tornati i sogni turbinanti.

Non ricordo tutto, ma solo alcuni aspetti.

Un frammento di sogno riguarda me in interazione con uno dei vertici della mia sede lavorativa. é scortese e aggressivo (come accade quando è molto molto arrabbiato), ma il mio turbamento è tutto causato da un ronzio. Scopro che c’è una falena enorme che mi vola attorno. Le sue dimensioni sono paragonabili a quelle di un piccione ed emette un ronzio pari alle sue dimensioni. Mi allontano terrorizzata (ho la fobia delle falene) e mi avvicino alla persona arrabbiata. Scopro con disgusto che ci sono in giro altre falene grandi (ma non come la prima). Mi sento in trappola, devo fuggire, ma nel frattempo il tipo mi investe con una serie di ordini molto precisi sul da farsi. Provo a obiettare alcune cose, ma mi interrompe bruscamente. La mia paura sale, mi avvicino ad una porta e dico “scusate, io parlo da fuori perché ho paura delle falene” ed esco. Guardo il resto della scena da uno spiraglio.

Il secondo frammento riguarda me che sono in una bara nera con una croce dorata sopra. La bara è morbida, fatta di quel tessuto che si usa per le sacche portavestiti e le scatole ikea montabili.

Sono dentro la bara, ma nel contempo sono fuori e la trasporto. Sono come sdoppiata. La porto a casa mia e la metto nella stanzetta che al momento è vuota, per terra. C’è qualcosa che mi turba dentro quella bara. Esattamente al centro. So che se la apro avrò paura del contenuto. Accadono altre cose nel sogno, ma non ricordo. So solo che ad un certo punto ricordavo la bara e mi turbavo.

C’è stato anche un sogno bello. Un test di gravidanza positivo, seguito,  per sicurezza, da un altro test positivo. Non è la prima volta che sogno di essere di nuovo madre e di avere un bimbo tra le braccia.

In attesa che quest’ultimo sogno diventi realtà, vado a cercare di capire cosa vuole comunicarmi il mio inconscio 🙂

 

Un piccolo passo avanti (?)

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Negli ultimi giorni, per lavoro, ho visto numerose donne con pancione.

Non ho provato nessuna sensazione negativa. Nessuna tristezza. Nessuna fitta allo stomaco. Nessuna nostalgia. Nessun dolore.

Tutto normalissimo. Ho anzi scherzato con loro sul diritto di precedenza nella fila. Ad una futura mamma ho offerto un posto in una poltrona comoda.

Lo voglio leggere come un passo in avanti verso la pacificazione del mio cuore.

Brevissimo aggiornamento

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Non ho avuto molta forza per scrivere sul blog. Ho scelto il silenzio, l’indolenza, l’immobilità. Nulla è cambiato, nessuna novità in arrivo.

Negli ultimi tempi ho temuto l’evolvere di una depressione a causa di alcuni piccoli campanelli d’allarme. La cosa è stata per me abbastanza preoccupante, tenuto conto che sono sempre stata una persona molto serena, poco incline alla tristezza cronica.

Stiamo facendo i controlli di routine per capire se ci sono problemi di fertilità. Procedono  con una lentezza esasperante, ma fino ad ora sembra tutto ok.

Il mancato arrivo di un arcobaleno certamente non aiuta e negli ultimi tempi questa cosa mi sta facendo assumere comportamenti di cui non sono orgogliosa. Non voglio vedere amiche incinte e soffro se mi trovo in gruppi in cui ci sono mamme con bambini piccoli.

Certo, devo dire a mia discolpa che le mie amiche mamme hanno la delicatezza di un elefante e non fanno altro che parlare di figli, parti, pannolini e gioie della maternità, senza pensare se questa cosa possa farmi bene o male.

Ma devo riflettere sul fatto che questi comportamenti (che ci sono sempre stati) stanno iniziando adesso a ferirmi e a indurmi alla chiusura. Mio marito comincia ad essere stanco della mia resistenza a frequentare gli amici…e lo capisco anche.

Ma che ci posso fare?

Appesa

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La mia vita va avanti come di consueto. Più serena a tratti. Con più sorrisi.

Ma poi ci sono i momenti in cui il cuore fa malissimo e non posso farci nulla.

L’arcobaleno non vuole tornare. Proviamo da quasi un anno. Abbiamo iniziato il tour degli esami e, fino ad ora, tutto sembra essere nella norma. Sono stata dal ginecologo e mi ha detto di contattarlo con messaggino una volta arrivato il ciclo, così da fare ecografia intorno all’ottavo-decimo giorno.

L’ho contatto. Ma non mi ha risposto. E io resto appesa in questa vita che già mi fa sentire tanto appesa.

Sono stanca di essere appesa. Fatemi scendere. Fatemi una carezza. Ditemi che andrà tutto bene.

Sabato sera pizza con amici. Mi ritrovo un’amica al sesto mese di gravidanza. Avevo intuito, ma non ero sicura. Sono felice per lei. Davvero. Ma ogni pancia che cresce mi ricorda del mio sogno interrotto. Mi porta ad immaginare la mia polpetta a quest’ora.

E il cuore fa male. E io sono stanca.

Della vita che va avanti e di sogni

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Non succede nulla di particolare nell’ultimo periodo. La vita va avanti…e io pure. Gli affetti, il lavoro, la spesa settimanale…e le visite al cimitero. Ormai un appuntamento fisso.

L’altro giorno siamo arrivati davanti al cumuletto di Claudia e A. ha piantato nella nuda terra il mazzo di margherite bianche che le portiamo sempre. Ha tolto il mazzo vecchio ed è andato a buttarlo. Rimasta sola, mi sono accovacciata e ho toccato la sua terra. Ho cominciato mentalmente a parlarle. Nulla di particolarmente “denso”, solo pensato con intensità. Ad un certo punto percepisco un movimento con la coda dell’occhio.

Una delle margherite stava lentamente alzando la testa. Non era appassita, era solo con la corolla piegata. Nulla la forzava in basso, nemmeno le altre margherite vicine. Non so come spiegarlo…

Sono rimasta basita e senza parole. Forse il contatto con la terra? Forse una qualche forma di energia?

Non credo di essere una donna suggestionabile o incline a certe forma di sensibilità “spirituale”. Ho scelto di accogliere quello che ho visto. Avrà certamente una spiegazione razionale.

Tuttavia, mi piace pensare ad uno scambio di energie tra me e mia figlia. Sarò patetica, ma va bene così.

La mia attività onirica continua, intensissima. Non sempre riesco ad afferrare il ricordo di quanto segnato, tuttavia talvolta i contenuti sono talmente forti da imprimersi profondamente.

Vado con ordine:

  1. Sono di nuovo al liceo e devo fare l’esame di maturità. Mi tocca tradurre la versione di latino. C’è una frase, in particolare, che mi colpisce: “Ab nihilo nihil”.

Quando mi sono svegliata, mi sono subito chiesta se la frase avesse un senso. Non la conoscevo (o almeno non consciamente).

La frase esiste, anche se più correttamente nella versione Ex nihilo nihil.

Vuol dire “dal nulla non nasce nulla”….

  • 2. Sono in aula a fare lezione. Gli studenti sono seduti nei banchi. Sono file allineate, con tante sedie. Molte piene, alcune vuote. Ad un certo punto mi rendo conto che dietro di me, esattamente di fronte a queste file di banchi, ci sono sedute altre persone. Non tutte giovani. C’è un grandissimo disordine, in  questo caso. Ho un quaderno e gli studenti nei banchi mi danno una data e il nome della madre, che io trascrivo.

Ho fatto fatica a capire questo sogno, ma alla fine il senso mi è stato chiaro. Mi sono state d’aiuto le file ordinate.

Il sogno parla del cimitero e delle file di bimbi seppelliti. Sono tutte allineate con estrema precisione geometrica. Alcuni spazi sono vuoti. Probabilmente i bambini saranno stati trasferiti altrove. Questo spiega anche il quaderno, la data (di morte) e il nome della madre.

Le altre persone del sogno, sedute in modo disordinato, invece, rappresentano le tombe presenti nei quadrati di terreno vicino al nostro. Non c’è alcun ordine. Anzi. Sembra un luogo surreale. Vi sono seppellite persone delle età più diverse, alcune nella nuda terra, altre in tombe più curate. Il caos regna sovrano

  • 3. Sono in macchina con mia mamma. Lei è alla guida. La strada è piena di pozzanghere ai bordi, che man mano diventano sempre più grandi. Siamo sul lungomare, la macchina va veloce. Ad un certo punto ci rendiamo conto che la macchina sta procedendo spedita verso una pozzanghera enorme. Più ci avviciniamo e più ci rendiamo conto che la pozzanghera è grande…grandissima. Non è una pozzanghera. E’ il mare.  Un mare in tempesta, dal colore verde acqua. La strada finisce e noi finiamo con la macchina in mezzo a questo mare.

Questo sogno non mi è chiaro. Non riesco a decifrarlo. Se non per l’ipotesi di un vissuto (inconscio) che rischia costantemente di travolgermi.

Ci sono altri sogni, io che cammino sulle spalle di mio marito, ad esempio, sempre sul lungomare. Una strada strettissima, con un muretto che si affaccia sul mare. Sempre di colore verde acqua. Lui che mi fa notare un serpente accanto noi e mi dice “guarda che è bello”.

Ma credo che questi sogni alludano altro….

 

 

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Un anno di blog. Un anno di vita. Mi sembra a tratti di aver fatto tantissima strada…a tratti di essere ferma al punto di partenza.

Quello che so per certo è che ho trascorso un anno con il fiato sospeso, camminando in punta di piedi per paura dei miei stessi passi.

Un anno in attesa: prima di Claudia, poi di dirle addio. Di riuscire ad alzarmi dal letto, del ciclo che torna, di una nuova gravidanza.

Un anno con la paura di programmare viaggi perché…”non si sa mai”. E invece avrei fatto bene a partire.

Un anno di nuove emozioni, di grande amore con mio marito, di nuovi incontri.

Un anno di fermo professionale. Ma farò il possibile per recuperare.

Un anno di Claudia nel ❤️

A te

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a te, amore mio, che un anno esatto fa sei uscita dal mio corpo, donandomi quell’unico e fuggevole contatto umido, struggente, prezioso

a te, mio piccolo tesoro delicato, che hai avuto pietà di me e, discreta come sei sempre stata, hai deciso che era il momento di nascere

a te, mia stella che ride, che vivi sempre nel mio cuore e mi hai donato un nuovo senso d’esistere

a te, mio piccolo enigma luminoso, buon compleanno tra le stelle

Un anno fa

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Devo tirarlo fuori, altrimenti il pensiero mi tormenterà.

Un anno esatto fa, più o meno a quest’ora, avrei ricevuto la telefonata più atroce della mia vita.

Da quel momento in poi sarebbe cambiato tutto. Un vortice di dolore, incredulità, stordimento, silenzio, visite mediche, follia.

Stanotte ho sognato di piscine melmose che, con un tocco, diventano improvvisamente limpide e trasparenti.

Ho sognato di strani, piccoli animali dall’aspetto sgradevole che mi seguivano e mi chiamavano mamma.

Ho sognato di una vacanza condivisa con gente pressoché sconosciuta

Ho sognato il mare e la scogliera e due persone, a me sconosciute, che dovevano salutarsi. Una delle due, un giovane uomo, doveva tornare nel suo mondo. Il suo tempo su questa terra era finito.

Io arrivavo trafelata alla scogliera, avvertita da un uccellaccio parlante, per assistere al commiato.

Da questo momento in poi e fino al 26 gennaio, ogni giorno per me sarà segnato da ricordi e da un cuore che mi fa tanto male.

Sono pronta a viverlo passo dopo passo. Oggi, in questo momento, il passo è ancora sicuro. Non posso garantire sul successivo.

A complicare tutto, il ciclo in arrivo (previsto proprio per giorno 26!!!) e la prossima sindrome premestruale.

Ma non devo pensarci. Devo focalizzare sul presente. Su oggi. Su ogni singolo, piccolo, passo in avanti.