Brevissimo aggiornamento

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Non ho avuto molta forza per scrivere sul blog. Ho scelto il silenzio, l’indolenza, l’immobilità. Nulla è cambiato, nessuna novità in arrivo.

Negli ultimi tempi ho temuto l’evolvere di una depressione a causa di alcuni piccoli campanelli d’allarme. La cosa è stata per me abbastanza preoccupante, tenuto conto che sono sempre stata una persona molto serena, poco incline alla tristezza cronica.

Stiamo facendo i controlli di routine per capire se ci sono problemi di fertilità. Procedono  con una lentezza esasperante, ma fino ad ora sembra tutto ok.

Il mancato arrivo di un arcobaleno certamente non aiuta e negli ultimi tempi questa cosa mi sta facendo assumere comportamenti di cui non sono orgogliosa. Non voglio vedere amiche incinte e soffro se mi trovo in gruppi in cui ci sono mamme con bambini piccoli.

Certo, devo dire a mia discolpa che le mie amiche mamme hanno la delicatezza di un elefante e non fanno altro che parlare di figli, parti, pannolini e gioie della maternità, senza pensare se questa cosa possa farmi bene o male.

Ma devo riflettere sul fatto che questi comportamenti (che ci sono sempre stati) stanno iniziando adesso a ferirmi e a indurmi alla chiusura. Mio marito comincia ad essere stanco della mia resistenza a frequentare gli amici…e lo capisco anche.

Ma che ci posso fare?

Appesa

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La mia vita va avanti come di consueto. Più serena a tratti. Con più sorrisi.

Ma poi ci sono i momenti in cui il cuore fa malissimo e non posso farci nulla.

L’arcobaleno non vuole tornare. Proviamo da quasi un anno. Abbiamo iniziato il tour degli esami e, fino ad ora, tutto sembra essere nella norma. Sono stata dal ginecologo e mi ha detto di contattarlo con messaggino una volta arrivato il ciclo, così da fare ecografia intorno all’ottavo-decimo giorno.

L’ho contatto. Ma non mi ha risposto. E io resto appesa in questa vita che già mi fa sentire tanto appesa.

Sono stanca di essere appesa. Fatemi scendere. Fatemi una carezza. Ditemi che andrà tutto bene.

Sabato sera pizza con amici. Mi ritrovo un’amica al sesto mese di gravidanza. Avevo intuito, ma non ero sicura. Sono felice per lei. Davvero. Ma ogni pancia che cresce mi ricorda del mio sogno interrotto. Mi porta ad immaginare la mia polpetta a quest’ora.

E il cuore fa male. E io sono stanca.

Della vita che va avanti e di sogni

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Non succede nulla di particolare nell’ultimo periodo. La vita va avanti…e io pure. Gli affetti, il lavoro, la spesa settimanale…e le visite al cimitero. Ormai un appuntamento fisso.

L’altro giorno siamo arrivati davanti al cumuletto di Claudia e A. ha piantato nella nuda terra il mazzo di margherite bianche che le portiamo sempre. Ha tolto il mazzo vecchio ed è andato a buttarlo. Rimasta sola, mi sono accovacciata e ho toccato la sua terra. Ho cominciato mentalmente a parlarle. Nulla di particolarmente “denso”, solo pensato con intensità. Ad un certo punto percepisco un movimento con la coda dell’occhio.

Una delle margherite stava lentamente alzando la testa. Non era appassita, era solo con la corolla piegata. Nulla la forzava in basso, nemmeno le altre margherite vicine. Non so come spiegarlo…

Sono rimasta basita e senza parole. Forse il contatto con la terra? Forse una qualche forma di energia?

Non credo di essere una donna suggestionabile o incline a certe forma di sensibilità “spirituale”. Ho scelto di accogliere quello che ho visto. Avrà certamente una spiegazione razionale.

Tuttavia, mi piace pensare ad uno scambio di energie tra me e mia figlia. Sarò patetica, ma va bene così.

La mia attività onirica continua, intensissima. Non sempre riesco ad afferrare il ricordo di quanto segnato, tuttavia talvolta i contenuti sono talmente forti da imprimersi profondamente.

Vado con ordine:

  1. Sono di nuovo al liceo e devo fare l’esame di maturità. Mi tocca tradurre la versione di latino. C’è una frase, in particolare, che mi colpisce: “Ab nihilo nihil”.

Quando mi sono svegliata, mi sono subito chiesta se la frase avesse un senso. Non la conoscevo (o almeno non consciamente).

La frase esiste, anche se più correttamente nella versione Ex nihilo nihil.

Vuol dire “dal nulla non nasce nulla”….

  • 2. Sono in aula a fare lezione. Gli studenti sono seduti nei banchi. Sono file allineate, con tante sedie. Molte piene, alcune vuote. Ad un certo punto mi rendo conto che dietro di me, esattamente di fronte a queste file di banchi, ci sono sedute altre persone. Non tutte giovani. C’è un grandissimo disordine, in  questo caso. Ho un quaderno e gli studenti nei banchi mi danno una data e il nome della madre, che io trascrivo.

Ho fatto fatica a capire questo sogno, ma alla fine il senso mi è stato chiaro. Mi sono state d’aiuto le file ordinate.

Il sogno parla del cimitero e delle file di bimbi seppelliti. Sono tutte allineate con estrema precisione geometrica. Alcuni spazi sono vuoti. Probabilmente i bambini saranno stati trasferiti altrove. Questo spiega anche il quaderno, la data (di morte) e il nome della madre.

Le altre persone del sogno, sedute in modo disordinato, invece, rappresentano le tombe presenti nei quadrati di terreno vicino al nostro. Non c’è alcun ordine. Anzi. Sembra un luogo surreale. Vi sono seppellite persone delle età più diverse, alcune nella nuda terra, altre in tombe più curate. Il caos regna sovrano

  • 3. Sono in macchina con mia mamma. Lei è alla guida. La strada è piena di pozzanghere ai bordi, che man mano diventano sempre più grandi. Siamo sul lungomare, la macchina va veloce. Ad un certo punto ci rendiamo conto che la macchina sta procedendo spedita verso una pozzanghera enorme. Più ci avviciniamo e più ci rendiamo conto che la pozzanghera è grande…grandissima. Non è una pozzanghera. E’ il mare.  Un mare in tempesta, dal colore verde acqua. La strada finisce e noi finiamo con la macchina in mezzo a questo mare.

Questo sogno non mi è chiaro. Non riesco a decifrarlo. Se non per l’ipotesi di un vissuto (inconscio) che rischia costantemente di travolgermi.

Ci sono altri sogni, io che cammino sulle spalle di mio marito, ad esempio, sempre sul lungomare. Una strada strettissima, con un muretto che si affaccia sul mare. Sempre di colore verde acqua. Lui che mi fa notare un serpente accanto noi e mi dice “guarda che è bello”.

Ma credo che questi sogni alludano altro….

 

 

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Un anno di blog. Un anno di vita. Mi sembra a tratti di aver fatto tantissima strada…a tratti di essere ferma al punto di partenza.

Quello che so per certo è che ho trascorso un anno con il fiato sospeso, camminando in punta di piedi per paura dei miei stessi passi.

Un anno in attesa: prima di Claudia, poi di dirle addio. Di riuscire ad alzarmi dal letto, del ciclo che torna, di una nuova gravidanza.

Un anno con la paura di programmare viaggi perché…”non si sa mai”. E invece avrei fatto bene a partire.

Un anno di nuove emozioni, di grande amore con mio marito, di nuovi incontri.

Un anno di fermo professionale. Ma farò il possibile per recuperare.

Un anno di Claudia nel ❤️

A te

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a te, amore mio, che un anno esatto fa sei uscita dal mio corpo, donandomi quell’unico e fuggevole contatto umido, struggente, prezioso

a te, mio piccolo tesoro delicato, che hai avuto pietà di me e, discreta come sei sempre stata, hai deciso che era il momento di nascere

a te, mia stella che ride, che vivi sempre nel mio cuore e mi hai donato un nuovo senso d’esistere

a te, mio piccolo enigma luminoso, buon compleanno tra le stelle

Un anno fa

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Devo tirarlo fuori, altrimenti il pensiero mi tormenterà.

Un anno esatto fa, più o meno a quest’ora, avrei ricevuto la telefonata più atroce della mia vita.

Da quel momento in poi sarebbe cambiato tutto. Un vortice di dolore, incredulità, stordimento, silenzio, visite mediche, follia.

Stanotte ho sognato di piscine melmose che, con un tocco, diventano improvvisamente limpide e trasparenti.

Ho sognato di strani, piccoli animali dall’aspetto sgradevole che mi seguivano e mi chiamavano mamma.

Ho sognato di una vacanza condivisa con gente pressoché sconosciuta

Ho sognato il mare e la scogliera e due persone, a me sconosciute, che dovevano salutarsi. Una delle due, un giovane uomo, doveva tornare nel suo mondo. Il suo tempo su questa terra era finito.

Io arrivavo trafelata alla scogliera, avvertita da un uccellaccio parlante, per assistere al commiato.

Da questo momento in poi e fino al 26 gennaio, ogni giorno per me sarà segnato da ricordi e da un cuore che mi fa tanto male.

Sono pronta a viverlo passo dopo passo. Oggi, in questo momento, il passo è ancora sicuro. Non posso garantire sul successivo.

A complicare tutto, il ciclo in arrivo (previsto proprio per giorno 26!!!) e la prossima sindrome premestruale.

Ma non devo pensarci. Devo focalizzare sul presente. Su oggi. Su ogni singolo, piccolo, passo in avanti.

 

La terra dei sogni interrotti

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Il 5 gennaio dello scorso anno è stato un giorno importante nella mia storia. Sono stata in ospedale per fare l’amniocentesi. Ricordo che ero abbastanza spaventata, anche se, nel mio stile, tenevo la paura vera al di sotto della soglia di coscienza.

Ho scelto che anche questo 5 gennaio fosse importante nella mia storia. L’ho scelto come giorno per andare finalmente a trovare la mia bambina al cimitero.

Era da tempo che meditavo sulla necessità di superare le paure e le debolezze e di fare quello che sentivo doveroso e giusto per la memoria di mia figlia. Già prima di Natale avevo espresso a mio marito la volontà di andare al cimitero, ma lui tendeva a smontare ogni mia volontà. Cambiava discorso, accampava scuse, mi distraeva.

Ho capito che aveva molta paura di vedermi stare male, di non reggere alla vista di quei cumuletti di terra tutti vicini, in fila, uno dietro l’altro.

Per un po’ ho trovato comoda la sua perplessità, anche perché la sindrome premestruale rendeva il mio stato d’animo oggettivamente poco adatto ad una prova così complessa.

Poi, però, con il passare dei giorni, mi sono detta che non potevo proprio più rimandare.

Così, proprio quello stesso 5 gennaio, sono riuscita finalmente a varcare la soglia del cimitero. A. era molto teso, preoccupato. Prendeva strade assurde pur di arrivare il più tardi possibile.

Alla fine arriviamo davanti al punto del cimitero adibito alla sepolture dei bimbi meteora. Un piccolo quadrato di terra, con tante file fatte da cumuli di terra. Alcuni hanno fiori e croci, altri nulla. A. mi indica un cumuletto con un mazzo di margherite. Gli trema la voce. Capisco che è prossimo al pianto e mi rendo conto di dover essere forte per lui.

Calpesto questa terra fatta di sogni infranti e finalmente sono di fronte al cumuletto di Claudia. C’è un pezzo di marmo che A. ha usato come promemoria per orientarsi e un mazzetto di margherite bianche. Osservo con attenzione. Mi ascolto.

Non sento nulla. Sono come anestetizzata. Non mi sento connessa alla bambina e mi sembra di essere anaffettiva.

Faccio una preghiera e restiamo in silenzio, ognuno immerso nelle proprie parole sussurrate alla bimba. La prego di mandarci un fratellino o una sorellina. Ma poi mi dispiaccio perché il mio pensiero non è tutto per lei.

Le ho portato un orsacchiotto di ceramica con un cuore. Lo metto sulla sua terra. Mi dico e dico ad A. che dobbiamo farle anche noi una croce.

Mi guardo intorno e osservo tutti i nuovi cumuli dopo Claudia. Quanti bambini sono morti, dico a voce alta. Mi riporta alla realtà mio marito. Guarda che è passato un anno, mi ricorda.

Già…è passato un anno. Ho la tentazione di esplorare colpevolmente l’immensità di questo anno di distanza fisica tra me e mia figlia, ma resisto.

Non so più cosa fare. Sento la voglia di andare via e mi sento in colpa per questo. Dovrei essere pervasa dal dolore e dall’amore. Invece voglio solo che tutto finisca. Lo penso anche quando A., con voce incerta, quasi come se non si fosse reso conto della mia presenza, dice “Hai visto, c’è la mamma!”. Ad un certo punto sento che dice “Claudia”. Capisco che A. ha un dialogo intensissimo con sua figlia. Intensissimo, profondo e struggente.

Non posso concentrarmi su questo, altrimenti rischierei davvero di cadere senza più riuscire a rialzarmi. Mi schermo. Mi anestetizzo.

C’è freddo e vento e io sto male. Dico ad A. che vorrei tornare in macchina. Lui mi dice di andare e mi prega di lasciarlo un po’ solo con Claudia. Tocco la terra. La sua terra.

Lo lascio da solo, nella terra dei sogni interrotti.

A quel punto non riesco a trattenere le lacrime. Mi faccio forze e cerco di contenermi. Non voglio che mi veda star male. Salgo in macchina e osservo mio marito.

Il vento gli scompone i capelli. Lui è ritto davanti a quel cumuletto. Lo guarda intensamente. Poi si guarda intorno. Chissà cosa pensa. Quanta dolcezza e amore…

Ritorna in macchina, mi guarda bene negli occhi. Conosco quello sguardo. é lo sguardo di quando cerca di capire se ho pianto, se posso stare in piedi.

Si tranquillizza e andiamo.

Sul momento mi sono dispiaciuta per questa mia anaffettività. Poi mi sono perdonata. Era un momento importante, che temevo. Quando mi trovo ad affrontare cose grandi (purtroppo ormai lo so bene) tendo a disattivare la mia emotività. Vado in modalità automa. Non ci sono con il cuore.

Avevo anche paura a vivere pienamente il momento per non ferire mio marito.

Mi sono così un po’ perdonata e spero che anche Claudia abbia capito.

Sono molto più serena da quel 5 gennaio e anche il mio umore è stato più stabile. Sto cercando di prendere qualcosa per abbellire la sua tombicina. Ho trovato delle farfalle su amazon e vorrei prendere anche qualche lumino.

Mio marito mi ha promesso che la porteremo via da lì, anche se mi piace pensare che quel luogo di dolore nel dolore sia un ritrovo speciale di Angeli. Tuttavia, vorrei che fosse più vicina a noi. Il cimitero è in un’altra città.

Sono contenta di questo passo. Nonostante gli aspetti oscuri e il confronto con la parte buia del mio essere e del mio sentire, sono serena e sollevata di averlo fatto.

Adesso mi toccherà affrontare il 26 gennaio, giorno della nascita in cielo di Claudia.

Ma per adesso vado piano…una cosa alla volta.

 

Di sogni-5

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Stanotte ho fatto un sogno.

Avevo partorito. Ero stesa sul letto, consapevole di quello che era appena accaduto, ma senza sentire quel dolore che avrei dovuto sentire.

Mi mettono accanto un bimbo cicciotto, con un pagliaccetto azzurro. Da questo capisco che deve trattarsi di un maschietto. Mi dicono che lo devo tenere vicino per facilitare l’attaccamento madre-figlio. Struscio la mia guancia alla sua, mi sembra che il bimbo si blocchi, ma non accadde nulla di che. Nè al bimbo, né a me.

Lo portan via e anche io vado, come per uscire dall’ospedale.

Mi chiedo come sia possibile non avere dolore dopo aver partorito. Sono un po’ stralunata e perplessa.

Improvvisamente tutto cambia. Mi trovo ad una tavolata ed ho accanto mia cognata. Mi dice che ha visto il bimbo e che è bellissimo. Poi aggiunge “certo, non come l’altra. L’ho vista, era minuscola. Sono rimasta sconvolta”.

Resto basita, le chiedo come ha fatto a vederla. Lei mi dice che ha fatto formale richiesta e che è riuscita ad avere le foto.

Io comincio ad arrabbiarmi, gradualmente e sempre più intensamente. Dico che non è giusto, che non dovevano permettersi. Che non è possibile che io non l’abbia mai vista e lei sì, peraltro invadendo così tanto la mia privacy.

Dico a mio marito che, anche se mi dispiace per la pace familiare, intendo denunciarla.

Poi mi sveglio.

Rifletto da un po’ su questo sogno. Alcuni aspetti mi sono chiari, altri meno comprensibili.

Quell’uscita dall’ospedale l’ho veramente vissuta. Anestetizzata, emotivamente ed affettivamente.

Quel contatto, lieve, c’è stato quando Claudia è uscita dal mio corpo. L’ho sentita. E’ stato un attimo. Un attimo che non dimenticherò mai.

Poi c’è mia cognata, che dice di essere riuscita a vedere la sua bimba. Cognata che mi turba e disturba, in questo periodo.

Per il resto, non so. Non ho molte parole in questi giorni. Spesso sento che manca il fiato. Ma vado avanti. Indosso la maschera delle feste e vado avanti.

 

Dicembre

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Dicembre…riuscirai a passare senza fare troppo danno? Lo scorso anno eri stato molto generoso con me. Preparare l’albero di Natale era stato un momento di festa familiare. Luci, risate, speranze…nausee. E un paio di scarpettine minuscole sotto, in mezzo agli altri regali. Quest’anno c’è stata malinconia, speranza, tanto amore, molto silenzio. Non avrei fatto nulla, fosse dipeso da me. Ma mio marito ha sposato totalmente il principio dell’andare avanti sempre e comunque.

Dicembre, mi aiuterai ad essere forte? Ho deciso che è arrivato il momento di andare a trovare Claudia al cimitero. Non ho avuto fino ad ora forze e coraggio sufficienti. Ma adesso è arrivato il momento. Non perché sarà meno doloroso, ma perché avrò più strumenti per vivere questo dolore.

Dicembre, saprai non farmi troppo male? Perché so che di male ce ne sarà, ma spero in un male costruttivo e quieto, non nell’onda devastante che ogni tanto mi travolge. Spero in pranzi e cene natalizie delicate e non troppo vuote. Spero in sguardi buoni e pensieri delicati.

Dicembre, saprai accompagnarmi verso l’anno nuovo, verso il mese di gennaio, vero il 26 gennaio, senza levarmi il fiato?

Dicembre, saprai essere generativo?